Correre le lunghe distanze: i consigli di un campione nell’intervista a Sebastien Chaigneau

Ci ha fatto ridere e riflettere con la serie di video “Get ready for”, ma soprattutto ci ha fatto sognare con una sfilza di prestazioni straordinarie e di successi nelle gare più prestigiose del panorama trail. Stiamo parlando del campionissimo francese Seb Chaigneau, a cui siamo riusciti a strappare preziosi consigli in questa esclusiva intervista. Buona lettura!

“Quando sono esausta e le serie sono finite, immagino il mio avversario farne ancora una. Cosí ne faccio ancora una anch’io.
Poi immagino il mio avversario soddisfatto che mette le cose nella borsa e va a casa. Allora faccio ancora un’altra serie”. Dalle parole della campionessa americana di nuoto Brooke Bennett traspare bene quello che passa nella mente di un atleta di élite come te e lei. Da dove arriva questa determinazione?

“E’ veramente un mix di capacità fisiologiche e mentali e voglia di competere. Nelle ultra troviamo certi corridori che sono adepti del “sempre di più”, cosa non per forza positiva. In effetti, il lavoro, la determinazione e la voglia di non mollare resta uno stimolo, ma malgrado tutto il recupero à la faccia nascosta dell’allenamento. E’ una parte che non bisogna assolutamente dimenticare”.

Hai un Palmarès ricco di prestigiose vittorie. Qual è quella che ancora ti manca e vorresti mettere in bacheca?

“Al di là delle vittorie, sono immagini e momenti e vibrazioni che restano nella mia memoria. Gli ultimi rettilinei, che siano dell’UTMB, della Diagonale des fous o del Libyan Challenge (25 km di rettilineo!) restano momenti incredibili, come possono esserlo momenti di condivisione come l’Hardrock avendo Scott Jurek come pacer o la Grande Traversée delle Alpi con Philou Roussier. Tutte le corse hanno il loro interesse, ce ne sono talmente tante al mondo che una vita non sarebbe abbastanza per realizzarle tutte”.

Cosa significa per te essere un atleta professionista? Cosa ti ha fin qui donato questa esperienza e a cosa hai dovuto rinunciare di veramente importante?

“Ho avuto questa possibilità nel 2010. Non rimpiango questa scelta, ma non era così scontata ai tempi. Lanciandomi in uno sport come il trail, non federato e non riconosciuto ai tempi, è stato un po’ una partita a scacchi. Ho dovuto prendere una decisione insieme a mia moglie e alla mia famgilia perché era una scommessa un po’ rischiosa, ma ne valeva la pena”.

Cosa ne pensi del grande sviluppo che sta facendo segnare il movimento trail? A cosa credi che sia dovuto questo bisogno – fin qui inespresso – della gente di entrare a contatto con la natura e di conoscere i propri limiti?

“Il trail è un’attivita molto molto antica, dal momento che intere popolazioni si spostavano a piedi fin dalla notte dei tempi. Anche i primi sistemi di caccia “per sfinimento” dove il gruppo di cacciatori seguiva un animale per 70-80km nell’ottica di sfinirlo erano una sorta di trail running! Adesso non si caccia più ma si vuole restare connessi alla natura, conoscere meglio se stessi e i propri limiti, magari vedere anche animali selvatici, ecc.. Con il trail bastano una maglia, panataloncini e scarpe da corsa e ci si può riconnettere molto rapidamente alla natura e questo anche in città”.

Accanto a campioni affermati come te sta emergendo una nuova generazione di talenti. Quali credo che siano i giovani più promettenti del circuito?

“Corridori come Thibaut Baronian, Manuel Merillas o Tom Carsolio sono alcuni di quelli su cui si potrà contare nei prossimi anni”.

Il tuo nome é ormai da anni legato a North Face e ad altri marchi come Garmin, Kinetic e Overstime-S. Quanto conta il contributo di grandi aziende e quanto voi atleti di élite influenzate lo sviluppo dei prodotti con la vostra esperienza sul campo (sulla scatola delle mie Ultra Cardiac c’é scritto athlete tested)?

“Ho partecipato allo sviluppo degli occhiali Cébé, lampade Petzl, prodotti energetici Overstims. Avendo una formazione scientifica, posso capire i punti forti e deboli dei vari prodotti e cercare di migliorare i prodotti di cui sono testimonial. Riguardo alle scarpe, ho da anni la possibilità di intervenire sullo sviluppo dei prodotti North Face”.

Come la montagna arricchisce la tua esperienza di padre e la tua vita in famiglia e quanto la tua famiglia influisce o é di stimolo alla tua carriera?

“Viaggio quasi 150 giorni all’anno. Per questo, quando sono a casa organizzo le mie sessioni d’allenamento in funzione della vita domestica, in modo che queste impattino il meno possibile sul tempo che posso passare con la famiglia”.

Sei un esperto delle lunghe distanze. Cosa conta veramente per eccellere oltre un certo chilometraggio?

“Penso che non siamo tutti fatti per quel tipo di distanze e oltre. Queste non devono essere un obiettivo a tutti i costi perché molti corridori sono più adatti a distanze inferiori! Quello che posso consigliare a chi vuole provarci è di arrivarci progressivamente, senza bruciare le tappe e soprattutto senza trascurare il RECUPERO! Molto spesso questo viene trascurato. Quello che consiglio, inoltre, è il passaggio attraverso delle corse a tappe (da 2 a 8 giorni) nella progressione nelle lunghe distanze e nella gestione dello sforzo”.

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