Running books: i migliori libri sul mondo della corsa e dell’ultra-trail

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Che siate o meno degli appassionati di lettura, vogliamo consigliarvi qualche libro. Il tema, ovviamente, è la corsa. Il modo di interpretarla, nei testi che in questa prima puntatavi proponiamo, spesso è molto differente, se non addirittura antitetico, ma da ognuno di questi libri potrete trarre ispirazione e una montagna di consigli. Quindi buona lettura, anche ai più pigri, a cui ricordiamo che aprire un libro pare faccia bene anche sul piano atletico, o almeno questo è quanto si potrebbe dedurre analizzando lo srano caso di Anton Krupicka: pensate che Tony si pone l’obiettivo annuo di un libro a settimana e nel 2015 ha mancato il risultato solo per poche unità…

Correre o Morire (Kilian Jornet) “Bacia o uccidi. Bacia la gloria o muori provandoci. Perdere è morire, vincere è sentire”. Kilian, il campione per antonomasia, in questo testo del 2011 spiega a noi mortali quello che rappresentano per lui lo sport e l’attività agonistica. Il libro è farcito di simpatici e interessanti aneddoti dell’infanzia e dei primi passi del campione spagnolo, che sin dal suo debutto – tanto nel mondo dello Skialp, quanto in quello del Trail – ha impresso il suo marchio di fabbrica a suon di vittorie. Già, perché quello che traspare da questo libro è il profilo di una macchina programmata per vincere.

Correre con il branco (Mark Rowlands) “Nel suo senso migliore e più puro, il fine del correre è semplicemente correre. La corsa rientra fra le attività umane che recano in sé il proprio fine. Il fine della corsa è intrinseco a sé stesso. Questo, avrei capito un giorno, è l’importante”. Ogni tanto, quando siamo sulle gambe ormai da qualche ora, la nostra mente viaggia a briglie sciolte e ci sentiamo un po’ filosofi. Per chiarirsi le idee è meglio allora leggere questo libro scritto da un appassionato runner che nella vita fa proprio il filosofo. Un testo ricco di spunti per godersi la corsa e la vita di tutti i giorni.

Ultramarathon man (Dean Karnazes) “Esiste poi uno zoccolo duro di atleti, una sorta di gruppo underground di maratoneti, che vengono chiamati gli “ultramaratoneti”. Per noi una maratona è solo un esercizio di riscaldamento. Facciamo gare da 50-100 miglia (80-160 chilometri). Corriamo per 24 ore e più senza concederci nemmeno una pausa per dormire, fermandoci il minimo indispensabile per mangiare e bere e per espletare i bisogni fisiologici. Saliamo e scendiamo di corsa dalle montagne, attraversiamo la Valle della Morte in piena estate, corriamo al Polo Sud. Spingiamo corpo, spirito e mente ben al di là di quelli che la maggior parte degli esseri umani considererebbe i limiti del dolore e dello sforzo”. L’atleta statunitense, di origini greche, è una star mondiale dell’ultramaratona e del trail. Non solo. Siamo di fronte a un vero e proprio maniaco dell’allenamento, dell’alimentazione e della perseveranza. In questo libro Dean ci svela un po’ dei suoi segreti. C’è poco da inventare però. Gli ingredienti della ricetta che lo hanno portato ad essere uno dei più forti ultramaratoneti sono pochi e spietati: sudore, fatica, perseveranza.

Perseverare è umano (Pietro Trabucchi) “Al contrario di ciò che recita il proverbio, perseverare non è diabolico, è umano. Diabolico è rinunciare a impegnarsi, rimanere immobili, aspettare che la motivazione arrivi dall’esterno, non sfruttare a fondo tutte le risorse di cui gli esseri umani sono dotati”. Restiamo in tema di perseveranza e scopriamo questo prezioso testo del filosofo Trabucchi, collaboratore delle squadre nazionali di 24h, 100 km e ultratrail. Chi ama le grandi distanze sa che spesso la nostra mente inizia a giocarci brutti scherzetti, sbattendoci davanti agli occhi tutte le ragioni apparentemente sensate per cui dovremmo fermarci. Trabucchi ci guida nei meandri della nostra mente, alla ricerca di scorte motivazionali che non pensavamo potessero esistere.

Born to run (Christopher McDougall) Difficile riassumere in una citazione – e impossibile non menzionare – questo divertente racconto del giornalista e runner dilettante Christopher McDougall, che non a caso ha avuto un successo di proporzioni modiali. Volete sapere cosa ci fanno all’interno della stessa storia Scott Jurek, i Tarahumara (la leggendaria popolazione di corridori), Caballo Blanco e le teorie della corsa minimalista? Beh, non vi resta che leggere tutto d’un fiato Born to run. Ve ne innamorerete.

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